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Il mondo come una grande scacchiera, la logica perversa

il Sab Dic 02, 2017 6:28 pm
“ La vittima non si avvicina volontariamente al suo aguzzino. Non si sforza per mantenerlo accanto a sé. La vittima fugge alla prima opportunità di scappare che gli si presenta. La complementare, invece, vive per tappare le lacune, le crepe e le buche per evitare qualsiasi possibilità di uscire dal circuito psicopatico. È una carcerata che rinforza le sbarre; possiamo aprire la porta ma lei non se ne andrà mai.
Lo psicopatico è un maestro nel creare incertezze e insicurezze, ma riesce anche a strappare la fiducia, le illusioni altrui. La nostra mente impara a danzare con ognuna di queste illusioni e l’immaginazione fa il resto, finisce i trucchi che lo psicopatico, il mago, le suggerisce. Per questo loro restano nella tua mente.”
(Hugo Marietan)
Fonte in spagnolo http://www.marietan.com/cartas_comentadas/pregpsicop.htm
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-Gli psicopatici si vendicano?
MARIETAN: Se la vendetta li farà divertirsi o intrattenersi la adopereranno. Gli psicopatici hanno la speciale abilità di mantenersi nella mente delle persone. Il loro discorso con dei punti sospensivi, indirette, dirette, messaggi paradossali, corollari, insinuazioni, insulti e tutto il resto è fatto apposta per restare ancorato nella mente altrui. È questa l’area sulla quale loro detengono maggior potere. Creano virtualità, incognite, incertezze, per far sì che la macchina del tuo cervello non smetta mai di processare le informazioni. Si tratta di un meccanismo utilizzato per evitare che le persone arrivino a una conclusione su chi siano loro, perché i dati che forniscono non sono sufficienti per farsi un giudizio. È come se tu cercassi di montare un apparecchio quando il fabbricante si è dimenticato di includere un paio di pezzi SENZA CHE TU TE NE RENDA CONTO. E così puoi trascorrere delle ore cercando di montarlo (cercando una logica, una coerenza normale).
-Che tipo di ancoraggio può avere l’unione tra queste persone?
MARIETAN: L’ancoraggio non è tangibile. Non si può cogliere o imparare. Tu lo sente, sente che qualcosa ti attrae verso lo psicopatico ma non riesce a precisare cosa ti attrae o perché. Le ferramenta della logica, pulite e oleate, non trovano una vite da stringere. Lui ti sembra vuoto, PERO’ ESISTE: Che ci faccio con quest’uomo? Tu non lo sai, ma se ti allontani vorresti averlo vicino, mentre quando lui è vicino, cominci ad avvertire una tensione costante.
-Perché nonostante mi faccia “schifo” questa persona, a volte mi sento “presa” da lui?
MARIETAN: Lo schifo è una valutazione cognitiva rispetto a un vissuto cognitivo sgradevole. Schifo può anche essere una parola che sintetizza la tua opinione sfavorevole su questa persona. In ogni caso, si tratta della parte di te che rifiuta questo rapporto, che rifiuta alcuni dei suoi aspetti. Tuttavia, ci sono altri aspetti che ti mantengono “attaccata”.
-Si tratta dell’ancoraggio animalesco di cui Lei parla nell’articolo “Personalidades Psicopáticas”?
MARIETAN: In una prima analisi ho trovato questa spiegazione per sintetizzare il lato irrazionale dell’attrazione. Innanzitutto, per lottare contro la tendenza che abbiamo tutti noi di filtrare attraverso la logica degli avvenimenti per meglio assimilarli. Con questa procedura di routine andavo a generare necessariamente un errore, allora usai la metafora dell’animaletto. Ma, in realtà, si tratta di un processo molto più profondo. Nel prossimo articolo pubblicherò nuove osservazioni a riguardo.
-Chissà se si tratta di “non voler credere che in fondo loro sono fatti così”, ma che siano un miscuglio di “questo” e di ciò che parevano essere all’inizio?
MARIETAN: Ciò che “sembravano essere all’inizio” è soltanto la prima fase dell’approccio dello psicopatico alla sua complementare o quella che presuppone sarà la sua complementare ed ecco che interviene la seduzione, la captazione delle sue necessità e la soddisfazione delle stesse, la manipolazione emotiva, l’“incantesimo” fino alla fascinazione: ed è proprio in questa fase che lui ti fa sentire come nessun altro.
Lui non può far trapelare la sua altra parte. Avviene dentro di te una lotta interna: Chi è lui? Quello dell’inizio? L’attuale? Un miscuglio di entrambi? Con tutte le varianti che vorrai.
-Si tratta del tempo che usa la mente per assimilare una nuova informazione, la quale tuttavia “lotta” internamente con la vecchia?
MARIETAN: Questa domanda è uno degli approcci al processo. La mente possiede percorsi già fatti. L’apprendistato sul modo di comportarsi degli altri va classificando modelli (“tipi”) di personalità. Gli incontri con gli altri ci forniscono informazioni. Alcune informazioni sono percepite nettamente, senza difficoltà. Tuttavia il grosso dell’informazione trasmessa da umano a umano è sotto la soglia di cattura cosciente, senza essere del tutto incosciente (nel senso di ripostiglio mentale disordinato in cui questo termine è stato convertito) ma viene catturato da altri livelli di coscienza. Possiamo ipotizzare (unicamente ipotizzare) che l’informazione vada “per altre vie” che ugualmente ci aiutano a conoscere gli altri. Questa informazione sotterranea ci dà tanta o più conoscenza sulla persona dell’informazione standard (quella che ci arriva nettamente alla coscienza). Accade questo in quei casi dove la sola vicinanza di una persona (che non conosciamo, che non ci ha mai detto niente e che abbiamo visto fugacemente) ci risulta sgradevole o gradevole. Questo accade perché i messaggi underground che emette la persona che ci avvicina sono relazionati con l’informazione mnesica di altri modelli di informazione, di dispiacere e piacere rispettivamente. Ed è questo che produce il rifiuto (non “mi piace”) o l’attaccamento (mi è simpatico). Diversi di questi processi mentali si realizzano nei sistemi di elaborazione dei dati nel cervello (per altre informazioni su questo modello mentale vide http://www.marietan.com/material_esquizofrenia/Doxografia_esquizofrenia.htm)
-Oppure esiste qualcosa di più occulto nel suo modo di manipolare, di non percepito quando controlla le nostre idee senza che ci accorgiamo?
MARIETAN: Seguendo la linea anteriore, quando entrano nella nostra vita (un’altra ipotesi) queste persone riescono a trasmettere un’informazione sotterranea piacevole. Non credo sia un fatto cosciente da parte loro trasmetterle questo tipo di informazione. È vero che esiste l’intenzione dello psicopatico di catturare la persona scelta, ma la persona scelta si sente attratta dallo psicopatico senza sapere bene il perché. Maggiore è l’esposizione allo psicopatico, maggiore è la sua “influenza” su di lei ed è più difficile staccarsi dopo.
Come vede, stiamo lavorando pericolosamente a livelli tenui della relazione tra gli umani, tanto che qualsiasi movimento involontario che facciamo ci precipita nell’errore.
Lo stesso accade con il concetto di “animaletto”, che ha come funzione demarcare il nostro lato irrazionale. Questo nuovo approccio, subliminale, lo supera perché va oltre l’irrazionale e, di conseguenza, ci allontana da qualsiasi altra spiegazione, almeno nei termini della nostra logica rudimentale.
-Stento a credere che a questa irrazionalità sia associata la parola “amore”.
MARIETAN: L’amore è un concetto molto lontano da tutto ciò. L’amore abbraccia il concetto di cura della persona amata. Qui non c’è cura ma utilità, uso della persona che si converte, nella virtualità psicopatica, a una cosa.
-Forse deriva dal fatto che lo psicopatico genera confusione, sconcerto, stress e incertezza nella vittima, la quale di fronte a questi stati non ha più certezza di nulla.
MARIETAN: Non sposo la parola “vittima” in questo caso. La vittima non si avvicina volontariamente al suo aguzzino. Non si sforza per mantenerlo accanto a sé. La vittima fugge alla prima opportunità di scappare che gli si presenta. La complementare, invece, vive tappando le lacune, le crepe e le buche per evitare qualsiasi possibilità di uscire dal circuito psicopatico. È una carcerata che rinforza le sbarre; possiamo aprirgli la porta ma lei non se ne andrà mai.
Lo psicopatico è un maestro nel creare incertezze e insicurezze, ma riesce anche a strappare la fiducia, le illusioni altrui. La nostra mente impara a danzare con ognuna di queste illusioni e l’immaginazione fa il resto, finisce i trucchi che lo psicopatico, il mago, le suggerisce. Per questo loro restano nella tua mente.
-Se prima di arrivare a questo punto una persona si credeva innamorata, dopo non riesce a “disinnamorarsi” perché c’è il caos, dovrà accadere dopo, con calma.
MARIETAN: … dopo, con calma… Ma quando arriva la calma? E come arriva? Dopo aver pagato quale prezzo? Quanto sarà stufa di lui? Attendersi la calma non sarà un’altra illusione?
-Come studentessa di psicologia che sono, mi domando com’è possibile che per uno psicopatico non esistano cure.
MARIETAN: Dove vedi l’infermità? In che modo lui è malato? Guardalo bene, ti sembra malato? Abbiamo un’unica cosa concreta: SEI TU QUELLA CHE TI AMMALI PER COLPA SUA, sei tu a tormentarti, quella che soffre, che si distrugge, che si fa del male, che s’incolpa, che si stressa, che si esaurisce, che si deprime, che si opacizza e che non si capacita. Guardalo ancora una volta: in cosa consiste la sua malattia?
-Lo schizofrenico può essere trattato con medicazione ma cosa resta per lo psicopatico?
MARIETAN: Lo schizofrenico è malato. Lo psicopatico no.
-Dobbiamo dargli una scacchiera perché giochi eternamente?
MARIETAN: Lo psicopatico ha già una scacchiera gigante, si chiama mondo, e i pezzi che muove nel suo gioco si chiamano persone. Le persone sono le sue materie prime di lavoro e di divertimento.
-L’aspetto ludico distingue lo psicopatico dal nevrotico?
MARIETAN: Si tratta di uno degli aspetti. Anche il nevrotico può giocare in certe occasioni, gioca per tornare bambino. Le persone comuni giocano tra loro con delle regole condivise. Il gioco dello psicopatico è un gioco di potere, gioca con gli altri, ma le regole sono le sue.
-Se qualcuno afferma che gli piace giocare, non siamo di fronte a un nevrotico ma a uno psicopatico millantatore?
MARIETAN: Se qualcuno afferma che gli piace giocare siamo di fronte a un tipo divertente. Lo psicopatico non va in giro confessando che gli piace giocare, per un motivo molto semplice, i pezzi del suo gioco, gli altri, possono accorgersene e rovinargli la partita. Potrà commentare dopo il suo comportamento, una volta raggiunto il suo risultato, con delle persone scelte.
-Non smetterà mai di sorprendere la macabra “arte” della manipolazione dominata da queste persone.
MARIETAN: Toglierei l’aggettivo “macabro” poiché lo associamo velocemente al male e con questa etichetta ci perdiamo nella nostra analisi. Prenderemo una piega “religiosa” passando a un altro livello. Sì, sono manipolatori di talento.
-Loro hanno il potere di far sì che le persone agiscano come vogliono loro, senza far nulla…
MARIETAN: Loro inducono le persone a fare, ma sfumano ciò che fanno. Non è vero che non fanno niente. Sei tu a non vedere ciò che fanno.
-È l’arte dell’inattività a servizio dell’ingegno della manipolazione. Perché usano tecniche molto sottili ci sembrano molto intelligenti. Di modo che cadiamo nella loro illogicità. Mi permetto di menzionare una metafora, un commento tratto da un forum, scritto da una vittima:
“Ho chiesto il suo aiuto per piantare un chiodo nella sommità del muro dove non ci arrivavo salendo sulla sedia, non avevo una scala per salirci. Lui mi aiutò. Senza protestare abbandonò la sua partita di carte su Internet e piantò il chiodo. Appena finì, tuttavia, con naturalezza, senza scomporsi, disse che dovevo essere più indipendente e imparare a bastare a me stessa. La cosa mi sconcertò. Non capivo perché mi diceva tutto ciò ben sapendo che non avevamo una scala per permettermi di fare da sola“.
Tutti conosciamo qualcuno di egoista, una persona che potrebbe dirci:
Ora sto giocando, non essere pesante.- per esempio. Questo è egoismo, tutti possiamo capire la logica dell’egoista anche non condividendola, la logica del “prima viene me, e dopo anche”. Ma come fare per quanto riguarda la logica del “prima viene te, ma anche no”? Tutti capiamo il rifiuto di una nostra richiesta. Ma accettare la richiesta per poi aggiungere un “commento” sconcertante, che si traduce in una critica buttata lì, durante l’atto di accettazione della richiesta di aiuto, è naturalmente manipolare la mente altrui.
MARIETAN: Condivido la tua analisi.
-Esiste un modo di sapere, senza dover fare un consulto clinico, se siamo di fronte a uno psicopatico, anziché di un nevrotico?
MARIETAN: Sì, se si conosci bene la sua condotta, i suoi tratti, le sue azioni. La psicopatia si mostra nelle azioni delle persone, non è possibile arrivare a questa conclusione unicamente con base in ciò che dicono. Ogni test verbale, orale, ha poca validità, giacché lo psicopatico intuisce ciò che si aspetta da lui e falsa l’informazione oppure mente direttamente. I « test comportamentali» nei quali leggiamo una situazione ipotetica perché ci dicano cosa farebbero in una determinata situazione non sono validi per loro, per le stesse ragioni.
-So di averlo già chiesto nelle mie domande anteriori, ma continuo a dubitare. Lo psicopatico non ha sensi di colpa e nemmeno empatia.
Vorrebbe aggiungere qualcos’altro?
MARIETAN: Ribadisco le risposte fatte in quell’occasione. Lo psicopatico ha dei sensi di colpa come un essere umano qualunque. Ma non avverte alcuna colpa quando realizza i suoi atti psicopatici perché hanno una diretta relazione con il soddisfacimento delle sue necessità speciali. In queste occasioni non si sentono né colpevoli né responsabili per le conseguenze negative che provocano nelle persone. Ed è questa la radice del concetto sbagliato secondo il quale “lo psicopatico non ha sensi di colpa”. Quando non commette i suoi atti psicopatici egli può sentirsi colpevole come qualunque altro.
Perché parliamo di empatia? Questa domanda ha una risposta che potrebbe sembrare paradossale: da una parte lo psicopatico può captare i bisogni dell’altro e per lui è imprescindibile “mettersi nei panni dell’altro” per scoprire i suoi gusti, i suoi desideri, le sue profonde necessità e così manovrarlo meglio. Da un’altra parte, tuttavia, nell’azione psicopatica sull’altro, egli può essere molto distruttivo e dannoso. Il paradosso è apparente. Perché nel primo caso è un esercizio della sua penetrazione percettiva sull’altro, un esercizio che gli permette di vederlo “nudo”, cioè, senza gli artifici e le maschere che la società e la cultura nella quale siamo immersi ci appioppa. Lo psicopatico ci studia e vede un essere umano nudo, desiderante, vulnerabile e carico di fantasie. Vuol dire che sono in grado di vedere gli altri nella loro realtà cruda.
Nella seconda tappa, quando agisce psicopaticamente sull’altro, egli utilizza il ricorso della reificazione, lo vede come una cosa, lo spoglia dei suoi attributi di persona. È un modo per sentirsi “più libero” di agire “sulla cosa”. Siccome l’obiettivo è soddisfare le sue necessità speciali, questo modo di agire non produce in lui alcun senso di colpa.
-Menziono un estratto di un suo articolo:
“La persona che ha passato per l’esperienza di uno psicopatico non torna mai più a essere quella di prima, i suoi gusti tanto meno saranno gli stessi. Che cosa aspettarsi dopo aver soddisfatto bisogni così profondi?”
Questi bisogni profondi si riferiscono a quelli di tipo “animaleschi”?
MARIETAN: Voglio pensare che l’utilizzo del termine “animalesco” non abbia un carattere aggressivo ma illustrativo. Su questa linea di pensiero sono d’accordo.
-Siccome non hanno lo stesso codice morale degli altri, quello della società in cui viviamo, quali sarebbero gli altri codici?
MARIETAN: Hanno i loro codici propri, come descritto nell’articolo “Personalidades Psicopáticas”.
-La mancanza di questi codici sociali li rende più bestiali, più primitivi ?
MARIETAN: No, soltanto diversi.
-Da un’altra parte, come non hanno le stesse norme degli altri, per noi stare con loro e fare ciò che fanno loro ci dà un senso di proibito.
MARIETAN: Loro conoscono le norme comuni, seguono e rispettano la maggior parte delle regole. Seguono la loro legge unicamente per quando riguarda l’azione psicopatica.
Per questo molte persone che restano accanto a loro sentono risvegliare il loro lato trasgressivo. Perché loro hanno una bandiera in cui c’è scritto: “Tutto è possibile.”
-Questo vuol dire che si tratta di una relazione in cui l’eccitazione proviene dall’altra parte, giacché la legge è la sua e quindi per lo psicopatico non si tratta di qualcosa di proibito. Forse è questo a renderli attraenti per molti, deve esserci un qualcosa, giacché la capacità di dare incoraggiamento e instillare l’autostima altrui non appartiene alla loro personalità.Credo che gli psicopatici provino piacere unicamente sottomettendo gli altri, giocando, appunto. Questo senso ludico mi colpisce, il bisogno di prendersi gioco da tutti, perché tutti sono “cose”.
MARIETAN: Sì.
-Restano bambini che continuano a giocare in un mondo di adulti?
MARIETAN: No, questi sono gli oligofrenici. E, in certe occasioni, anche i nevrotici.
-Come il mio compagno che mi ha detto: “Non abbiamo niente da perdere, tutto qui va in frantumi. L’importante è divertirsi”.
MARIETAN: Forse voleva che tu ti lasciassi andare perché pretendeva qualcosa da te. Una manipolazione.
-Dunque hanno dei codici propri… Perché non hanno imparato ciò che abbiamo imparato noi?
-MARIETAN: Sì, hanno imparato e lo usano. Altrimenti sarebbero facilmente identificati ed emarginati.
-Perché la loro attenzione è sempre spostata su loro stessi?
MARIETAN: Perché sono egomaniaci.
-Hanno dovuto procurarsi i propri rinforzi, per sopravvivere?
MARIETAN: Hanno il loro stile, il loro modo di vivere.
-Credo di essere tornata a pensare “non credo che lui possa essere così”…
MARIETAN: Non arrabbiarti, loro annullano la tua capacità di intendere. "

https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/12/01/il-mondo-come-una-grande-scacchiera-la-logica-perversa/

(da notare l'approfondimento sul senso di colpa.lo psichiatra arriva a dirci che gli psicopatici sono in grado di provare senso di colpa,a differenza di quanto potrebbe emergere dai manuali "classici" sulla psicopatia)
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