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Eckman i mille volti della menzogna

il Sab Dic 02, 2017 2:41 pm
Un estratto dalle prime pagine del libro

La menzogna è una caratteristica così centrale della vita che una sua migliore comprensione è rilevante in quasi tutti i rapporti umani. Qualcuno forse inorridirà a questa affermazione, perché considera riprovevole la menzogna. Io non sono d'accordo: è troppo facile sostenere che nessuno, in nessuna relazione personale, debba mai mentire, né mi sentirei di prescrivere che ogni e qualunque bugia debba essere smascherata. Le bugie possono essere crudeli, ma a volte anche la verità lo è. Alcune (molto meno di quanto pretenderebbero i bugiardi) sono altruistiche. Certi rapporti sociali sono vissuti piacevolmente in grazia dei miti che esse alimentano. Ma il bugiardo non deve mai presumere troppo facilmente che la sua vittima non desideri altro che farsi ingannare. Né il cacciatore di bugie deve troppo facilmente presumere di avere il diritto di mettere a nudo qualunque menzogna: alcune sono innocue, perfino umane, e smascherare certi inganni può umiliare la vittima o una terza persona. [...] Molte persone, per esempio quelle che involontariamente forniscono informazioni false, sono non veritiere senza per questo mentire. Una paziente che ha il delirio paranoico di essere Maria Maddalena non è bugiarda, anche se la sua affermazione non è vera. Dare cattivi consigli finanziari non è una menzogna, a meno che il commercialista sapesse che l'investimento era sbagliato al momento di raccomandarlo ai suoi clienti. Chi ha un aspetto che suggerisce un'impressione falsa non necessariamente cerca di ingannare gli altri: una mantide religiosa mimetizzata in modo da somigliare a una foglia non mente, come non mente un uomo la cui fronte alta fa sospettare un'intelligenza maggiore di quella che ha.9 Il mentitore può scegliere se mentire o no. Trarre in inganno la vittima è un atto deliberato: il bugiardo vuole fornire un'informazione sbagliata. La menzogna può essere o non essere giustificata, nell'opinione dell'autore o degli altri. Il bugiardo può essere o non essere una persona buona o cattiva, può piacere o non piacere, ma sta di fatto che può decidere di mentire o essere sincero e conosce la differenza fra le due alternative. Non corrispondono ai requisiti di questa definizione i mentitori patologici, che sanno di mentire ma non riescono a farne a meno, così come non rientrano nella categoria quelle persone che non sanno nemmeno di mentire, quelle che chiamiamo vittime di un autoinganno. Può succedere che il mentitore col tempo finisca per credere alle proprie bugie. In questo caso, non abbiamo più a che fare con un autentico mentitore e i suoi inganni. [...] Quando si definisce la menzogna non basta considerare solo l'autore: occorre tener conto anche del destinatario. In un'autentica bugia il destinatario non chiede di essere tratto in inganno, né il bugiardo ha notificato in precedenza l'intenzione di farlo. Sarebbe curioso chiamare bugiardi gli attori: il loro pubblico è d'accordo di lasciarsi ingannare per qualche tempo e loro sono lì apposta. A differenza del truffatore, l'attore si camuffa avvertendo esplicitamente che il personaggio impersonato è una finzione temporanea. Nella mia definizione di menzogna, allora, una persona intende trarre in inganno un'altra deliberatamente, senza avvertire delle sue intenzioni e senza che il destinatario dell'inganno gliel'abbia esplicitamente chiesto. Ci sono due modi principali di mentire: dissimulare e falsificare. Nella dissimulazione, chi mente nasconde certe informazioni senza dire effettivamente nulla di falso. Chi falsifica si spinge oltre: non solo l'informazione vera è taciuta, ma viene presentata un'informazione falsa come se fosse vera. Spesso è necessario combinare le due operazioni per portare a termine l'inganno, ma a volte basta la sola dissimulazione. Non tutti considerano la dissimulazione una menzogna; alcuni riservano questo termine solo all'atto più netto e sfacciato della falsificazione. Se il medico non dice al paziente che la sua malattia è incurabile, se il marito non racconta di aver passato l'intervallo del pranzo in un motel con la migliore amica della moglie, se il poliziotto non informa il sorvegliato speciale che c'è un microfono nascosto che registra la sua conversazione con l'avvocato, in tutti questi casi non vengono trasmesse informazioni false, ma ognuno di questi è un esempio che corrisponde alla mia definizione di menzogna. Un'altra tecnica che permette di mentire senza essere costretti a dire nulla di falso è la risposta evasiva che suggerisce una conclusione sbagliata. I destinatari non hanno chiesto di essere tratti in inganno e chi lo fa agisce deliberatamente, senza notificare in precedenza le proprie intenzioni. La dissimulazione forse è preferita anche perché sembra meno riprovevole dell'esplicita falsificazione. È un comportamento passivo, non attivo, e anche se la vittima può esserne altrettanto danneggiata, il mentitore può sentirsi meno colpevole di aver taciuto la verità che di aver affermato il falso.
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