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Andare in basso
morden
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come una pertinenza.

il Mer Ott 31, 2018 2:14 am
Se posso, vorrei scrivere su questo forum come fosse un diario di vita e proporvi argomenti su cui confrontaci.Inizio con questo aneddoto che mi diede la misura un po' della mia inesistenza.Parecchi anni fa , mi rivolsi ad un analista perchè ero stato male dopo una relazione e fra le cinque sedute che feci ne ricordo una in cui lei mi chiese cosa mi facesse stare bene nella vita. Mi ritrovai sorpreso e spiazzato, cercavo qualcosa che appartenesse a me, pensai a qualcosa che mi facesse felice o mi appassionasse, ma niente,non sapevo cosa rispondere.Poi dopo un po' trovai la risposta:gli altri, mi facevano felice solo i rapporti con le persone.In questi due anni , dalla fine della storia con la mia np, tuonano episodi, frasi, ricordi come questo, è stato come  vedersi per la prima volta, tardi purtroppo.Ho capito che la mia vita è stata un susseguirsi di speranze di felicità in funzione di chi avrei potuto incontrare perchè da solo non mi sono mai bastato, perchè da solo sono infelice, perchè da solo la mia vita non ha mai avuto un senso, tutto si è sempre retto su questa ricerca di qualcuno perchè senza non ha senso curarsi, vestirsi, mettere in ordine una stanza, amarsi. Mi raggela questa sensazione di vuoto della mia esistenza, questo percepire un non senso se non c'è qualcuno.Sono parole forti, lo so, ma è la verità ed è terribile capire tutto questo, capire che sei inconsciamente sempre alla ricerca, che ciò che ti cambia la giornata è una nuova conoscenza, una nuova speranza, mi raggela la percezione di questo non senso da solo.Da solo, mi direte, nessuno può starci, altrimenti non si spiegherebbe l'esistenza delle comunità, della citta, si è vero, ma il dipendente non riesce nemmeno ad essere se stesso per il timore di perdere qualcuno, di rivere l'abbandono, di sentirsi colpevole della fine di una relazione,  il dipendente sente di morire senza, ma alla fine non muore, deve abbracciare se stesso anche al costo di un sacrificio, perchè non vive mai le sue emozioni, quelle più autentiche, le uccide per amore di pace, per conservare tutto anche ciò che lo distrugge e se sente se stesso ha i rimorsi di non aver avuto pietà, si aggrappa teoremi per cui l'amore è anche sacrificarsi, anche quando questo significa, non vivere più la propria vita, diventa come un bambino che non ha punti di forza o  riferimento, e forse questo è. Se questo è lo stato delle cose , va da se che con una tale dipendenza, sarai disposto , e condannato, a metterti sempre a disposizione nei confronti di chiunque, del loro modo di essere, basta solo scrutarli, carpire le loro menti, le loro personalità e assecondarli, cercare di piacergli, poco importa chi sei tu o come stai tu, tu non esisti se non in funzione degli altri, proprio come una pertinenza, come un garage per una casa, essere al servizio.E cosi facendo per una vita intera, mi ritrovavo ad essere tutto fuorchè chi ero, ora reprimevo la tristezza per non essere pesante, ora il desiderio d'affetto per non apparire fragile, ora mediavo quando avrei voluto urlare perchè  l'altro era molto più nervoso di me e io lo sapevo.Cosa mi impediva di stare da solo? il fatto che da solo ero niente, ero triste.Io non sono in grado di capire come vivono la loro esistenza gli altri, che emozioni provano pensandosi soli, ma in questi anni ho visto donne, dopo le prime battute, senza voler provare a conoscermi, chidere la porta rinunciare a me come io non sono mai stato in grado di fare, e mi chiedevo perchè non sapessi farlo anche io, io che  guardavo con invidia a questa forza, autonomia e che per lenire il dolore ridipingevo come cinismo, insensibilità questo loro andare, rinunciare.Questa dipendenza che odio, che mi rende fragile piu degli altri al mondo, che mi impone un nuovo modo di vivere, mi costringe ad una forzatura dell'anima, a non voler sentire cio che sento dentro, che impone un cambiamento che è più una stortura.Come si fa a cambiare un sentire di una vita intera, a non capire che la parola adattarsi esprime qualcosa di innaturale già di suo? Eppure se non si vuol soffrire piu bisogna guardarsi dentro, nel profondo delle proprie fragilità, e iniziare da quelle, dai piccoli segnali che evidenziano un grande deficit emotivo e lavorarci su,Oggi  mi sono rivisto quello di sempre, nervoso in attesa di un regalo che fosse una chiamata, una chiamata promessa,  che mi ha cambiato il volto della giornata in meglio, una chiamata che non è arrivata, mentre io ero li a dire "se vuoi io ci , sono eh?" ( sono a tua disposizione, qui buono ad aspettare i tuoi voleri, se vuoi eh?), e mi sono rivisto, va**nc**o, va**nc**o alla chiamata!Questo sentirsi come un vaso prezioso interrato, in cerca di qualcuno in grado di scoprirlo e toglierli quella terra, quello sporco per farne venire alla luce il valore, perchè avrei molto da dare, qualità che non si vedono oggi, che possono esserci se solo non si guardasse al di fuori, torna questo desiderio di riconoscimento, che un po' è quello che ci hanno chiesto i nostri np alla fine, perchè comune è il substrato di dolore, ma noi non chiediamo vendetta, chiediamo altro che non è finalizzato solo ad una sete di rivincita o alla conferma di quanto siamo onnipotenti.Ripartire da questo, dal cercare di bastarsi, dal riuscire a curarsi, guardarsi allo specchio e iniziare a lavorare per piacersi, allora riusciremo a spiegarci anche che tutto questo bramare dipendeva da noi.
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Re: come una pertinenza.

il Mer Ott 31, 2018 11:55 am
Ciao Morden,

Se conosci la Nutella, sei bambino, e senza motivo ti viene negata, é probabile che questo diventi causa di insoddisfazione. Il bambino non pensa a quanto sia fortunato ad averla assaggiata la Nutella, considerato che ci sono milioni di bambini al mondo che muoiono di fame. Eppure la verità più importante è proprio quella, lui almeno sa cos'è la Nutella. Se la vuole veramente può cercare delle soluzioni: cercare di farsela a casa, andare a comprarla, forse rubarla... ma se la Nutella non la conosci neanche? É un bene? Se comunque non potresti permettertela? O no, visto che ignorandola non hai neanche la possibilità di cercarla, tantomeno rifornirtene? E se fosse un problema che potrebbe essere risolto?

Tu hai una marcia in più, la Nutella. Porta con se la responsabilità di essere sensibile, capace di progressivamente crescere la propria coscienza di se e degli altri, di soffrire ed imparare lezioni dolorose, di migliorarsi e di assistere chi abbiamo intorno a fare altrettanto. Certo c'é chi la Nutella non la conosce, non avverte nemmeno che manchi, e sembra vivere più spensierato di noi. Anche i bambini che saltano la scuola sembrano più spensierati di quelli che ci vanno sempre e che fanno sempre i compiti. E le conseguenze? Magari si vedessero subito, sarebbe più facile non illudersi, non sbagliare, purtroppo non è cosi. Le conseguenze ci mettono tempo ad accatastarsi abbastanza da essere notate, e ci mettono ancora più tempo ad accumularsi abbastanza da non poter più essere ignorate, se non si vogliono notare.

C'é chi vede dei problemi, vive dei dilemmi, segue delle regole che qualcun altro non vede, non vive e non segue. Questo non vuol dire che ciò che si vede, vive o segue sia illusorio o superfluo. Vuol solo dire che qualcun altro non sa prevedere molte delle conseguenze dell'ignorare quei problemi, dilemmi e regole. Se fossero capaci di intuire le conseguenze, loro anche vivrebbero i stessi problemi, dilemmi e regole. A volte uno può sentirsi "piccolo", "inadeguato", ma è parte del percorso, é la strada di una vera, continua emancipazione attraverso la comprensione sempre più profonda di chi si è, in cosa si crede e cosa vale la pena di difendere. Certo, a rendersi conto man mano che si impara qualcosa che c'é tanto più di cui rendersi conto, a volte ci si sente inadeguati, ma é un qualcosa di sano, indice di una prospettiva che ci impedisce di diventare superbi e che incoraggia l'umiltà.

La serenità ottenuta senza sacrificarsi all'ignoranza e alla superficialità non è poco, poi se é unita allo sviluppare la capacità di mantenere tale serenità indipendentemente dagli eventi che la vita ci pone man mano, questo non é davvero un obbiettivo da poco. É comunque possible, certo però ci vuole l'equilibrio, metodo ed un tipo di forza che é proprio quella che manca in questi personaggi disfunzionali.
Narciso
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Re: come una pertinenza.

il Sab Nov 03, 2018 1:12 am
Morden hai saputo rendere l'idea perfettamente! Come si cambia?? Quella bussola interiore che c fa perdonare tutto...le nostre priorità che manco sappiamo che esistono! Che c sentiamo in colpa se mandiamo a monte un appuntamento all ultimo minuto, non richiamiamo ad ogni chiamata persa, non rispondiamo ad ogni messaggio, non ascoltiamo tutto e tutti....io non lo so come cambiare...e se mai sia possibile, ora ho la consapevolezza, ho capito che se ogni tanto metto me prima alla fine nessuno si arrabbia...ma l indole resta sempre quella votata al sacrificio e alle rinunce..
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Re: come una pertinenza.

il Sab Nov 03, 2018 7:55 pm
Secondo me il punto non é cosa fare adesso. Il punto é di essersi resi conto. Si tratta di capire "il metodo" necessario per potersi rendere conto. É il metodo che abbiamo dovuto imparare per causa della nostra esperienza con loro, per poter ritrovare noi stessi, e da adesso in poi di usarlo sempre. Il punto é che adesso che ci rendiamo conto di tante cose in più su noi stessi, decideremo di correggere il tiro, a volte sarà nella direzione giusta, a volte sarà nella direzione sbagliata. La cosa più importante, tuttavia, é che adesso almeno abbiamo "il metodo" per vedere tutto questo e di decidere come agire, la dove prima veniva semplicemente ignorato. Naturalmente parlo di me stesso, io lo ignoravo. Ora che conosco il metodo per distinguere le mie "particolarità" dalle mie "normalità" posso immaginarmi dei modi per gestire entrambi, e quindi me stesso, meglio.

Prima, da questo punto di vista, io non gestivo un bel niente. Confrontare me ad un NP per esempio ora non ha più un senso anche se siamo entrambi esseri umani.  É come confrontare l'acqua con il fuoco. L'acqua serve per delle cose, il fuoco per altre (anche se nel caso del NP devo ancora capirle in parte) ma ancora più importantemente, l'una inevitabilmente viene a discapito dell'altra. Il mio comportamento, la mia essenza, non può far a meno di distruggere un NP attraverso le ferite narcisistiche inflitte dal non piegarmi alle narrative di comodo e gli alibi a lui necessari. Similmente l'NP con il suo fare, non potrebbe far a meno di cercare di sfruttarmi fino all'esaurimento e portarmi alla distruzione. Comunque andasse, se chiusi insieme in un ambiente, per forza di cose solo uno di noi sopravvivrebbe e lo farebbe distruggendo l'altro.

E chi se ne rendeva conto, prima di incontrare quella che sarebbe diventata la mia narcisista, di tutto questo? Io no di certo. Ora però mi rendo conto, infatti lei è diventata la mia ex-moglie. Non solo, ho reso "ex" tutto quello che ora vedo come superfluo e che mi distrae da chi voglio essere come individuo. Prima spesso non mi rendevo nemmeno conto di quanto certe cose mi influenzassero, ora si.
morden
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Re: come una pertinenza.

il Dom Nov 04, 2018 2:58 am
Narciso ha scritto:Morden hai saputo rendere l'idea perfettamente! Come si cambia?? Quella bussola interiore che c fa perdonare tutto...le nostre priorità che manco sappiamo che esistono! Che c sentiamo in colpa se mandiamo a monte un appuntamento all ultimo minuto, non richiamiamo ad ogni chiamata persa, non rispondiamo ad ogni messaggio, non ascoltiamo tutto e tutti....io non lo so come cambiare...e se mai sia possibile, ora ho la consapevolezza, ho capito che se ogni tanto metto me prima alla fine nessuno si arrabbia...ma l indole resta sempre quella votata al sacrificio e alle rinunce..

Già..perchè qualcuno prima si arrabbiava e di qualcosa devi pur essere colpevole.Hai messaggi a cui rispondo, così come alle chiamate perse, agli appuntamenti ..e a tutto ciò che hai detto, ho dato sempre una giustificazione: la buona educazione ,  quindi per questo non mi sono mai preso al libertà di disattendere, mi verrebbe,pensa un po', da usare il termine "trasgredire".Ora siamo supervisori delle nostre azioni, ma dici bene ne siamo consapevoli, bisognerebbe resettare la parte emotiva, frantumare piano piano quell'istinto , o quell'inconscio che ci fa muovere in un certo modo, la domanda era proprio quella, sarà possibile? perchè con la testa siamo bravi è quando entri nella bolla conta, quello che senti in pancia.
Narciso
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Re: come una pertinenza.

il Dom Nov 04, 2018 12:19 pm


Ultima modifica di Narciso il Lun Nov 12, 2018 1:06 am, modificato 1 volta
Fragilexx
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Re: come una pertinenza.

il Dom Nov 04, 2018 10:05 pm
Sai mi ritrovo in tante cose che hai scritto...anche se devo dire che per lavoro sono ormai due anni che vivo da solo.
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Re: come una pertinenza.

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