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Narcissenoire
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Facciamo un pò di autoanalisi e analisi: la mia Narcisa part. 9

il Mer Set 12, 2018 2:36 pm
Rieccomi qui ad aggiungere amare considerazioni al mio racconto. La separazione forzata dovuta al suo essere in montagna coi bimbi e io al lavoro non è servita a migliorare le cose, anzi. Lo scorso venerdì si avvicinava la data del rientro di tutta la family alla base. Pronto per partire chiamo per sapere se hanno bisogno di qualcosa che avrei provveduto ad acquistare appunto prima di avviarmi da loro. Senza alcun buon motivo e senza preavviso sento un umore nero montare al telefono, voce monocorde e sarcasmo. Che c'è domando? Qualcosa non va? Mi risponde evasiva, ci gira attorno, poi si butta all' attacco. Il primo colpo lo sferra sul fatto che il giorno prima dopo aver presenziato ad una commemorazione funebre della sua famiglia, ho declinato l'invito a cena di suo padre semplicemente dicendo che avevo un altro impegno con un amico. Il postulato è tu in una data importante per la mia famiglia preferisci andare a cena da un amico che restare con mio padre. Ci tiene a sottolineare che è un suo pensiero e nessuno ha detto nulla in proposito (scoprirò poi che non era così e che il buon suocero si era lamentato eccome). Mi limito a rispondere che non condivido la sua idea. Per me era importante essere in chiesa alla commemorazione. Il dopo, appurato che suo padre non era solo ma in compagnia non richiedeva la mia presenza, per cui mi sono limitato a dire la verità e fare ciò che mi andava di fare. Ribatte che almeno avrei dovuto dire una scusa ma non che andavo da un amico a cena. Ribatto che non avendo fatto nulla di male non vedo perchè avrei dovuto mentire. Inizia quindi ad abbattersi una furia su di me, sulla mia famiglia, su tutto, chi più ne ha ne metta. In particolare ricordo (perchè ricordare, mettere a fuoco è difficile lo sappiamo) ho risposto che per quanto lei consideri sbagliata la mia famiglia io voglio loro molto bene e non sono disposto a privarmi dei miei rapporti familiari già provati da questa nostra relazione. Il veleno aumenta, il caos pure. Mi dice di non andare a prenderla, di sparire, vuole separarsi e basta. Le dico che è una sua scelta e che no, non andrò. La serata e la notte passa nel silenzio. Io mi sforzo di riprendermi, esco con un amico, faccio tardi, non voglio subire la punizione di essere stato messo all'angolino. La mattina sono io a chiamare. Mi limito a chiedere che cosa vuole che faccia. Mi dice di andare a riprenderli. Il WE scorre senza troppi intoppi. Il ritorno a casa è traumatico già da ieri. Stessa dinamica, tralascio i dettagli e vado alle conclusioni. Dopo l'ennesimo attacco denigratorio la psicologa mi dice che si vuole separare e che non ci sono ripensamenti stavolta. Le dico che per me va bene, anzi trovo giusto che visto ciò che pensa di me sia scontato che lei decida per la separazione. Torno a casa, fa finta di nulla, nulla è accaduto. Non le lascio questo spazio di manovra. Con una calma ostentata le chiedo dunque cosa abbia fatto di concludente rispetto a quanto mi ha detto. Ovviamente nulla. Le ripeto che se per lei non c'è nulla che meriti è opportuno che provveda. Le ripeto che per ora l'unica ipotesi che vedo alternativa è una psicoterapia di coppia o individuale se vuole. Risponde in modo vago, fumoso. Le ripeto che una risposta chiara mi occorre. Le sottolineo che non starò ancora ad aspettarla a lungo questa risposta. Se non decide per la terapia farò io il passo della separazione. Dice che vuole provarci, che si impegnerà in tal senso. La sera arrivano i suoi per cena. La serata scorre tranquilla. A mezzanotte scopro che domani sarò io a portare la bambina a scuola mentre mi aveva detto in uno dei suoi attacchi che io ero fuori, ci avrebbe pensato lei coi suoi. Le ricordo questo. Dice prima di non averlo mai detto, poi che ha parlato solo di andarla a riprenderle. Ricordo bene le dico. Volevo prendere due giorni liberi, andare a portare a scuola la bambina e stare con lei e il piccolo. Ma mi è stato detto di restarne fuori, di pensare solo al lavoro. Si infuria. Le dico di stare calma, che porterò la bimba a scuola ma questo non significa che stia rimediando ad un suo errore. In fondo avevo fatto solo ciò che mi aveva chiesto di fare. Se ne va a letto, piange, la abbraccio. Le dico che voglio aiutarla, che mi dispiace. Lei fa si con la testa tra i singhiozzi e si addormenta. Io svengo dalla fatica della giornata. Stamattina tutto ricomincia da capo. Mi dice chiaramente che dii quello che le ho detto stanotte non le frega un "CXXXo", che la sua felicità è altrove. Sfogo un pò di tensione, alzo un pò la voce. Poi ricordo la psicologa, torno nei ranghi. Seguono chiamate e messaggi che ben conosco. Vuole tenere alta la tensione. Non mi faccio prendere. Rispondo in modo monosillabico, ora con emoticon, ora che sto lavorando. Io lo conosco quel pianto. E' astinenza, non ti sto dando più alcun approviggionamento piccola Narci. Vorrei ma non posso. Ne va della mia stessa sopravvivenza. Lo so, mi abbandonerai e spezzandomi il cuore sarò salvo. Lo so, ti abbandonerò se non lo farai tu. Vedo tutto chiaro e vicino. Come per te la minaccia di togliere la maschera davanti ad un dottore in psicologia sia un incubo la dice lunga. So chi sono, e so chi sei. Sarò forte perchè con l'abbandono l'uragano sarà passato.
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Re: Facciamo un pò di autoanalisi e analisi: la mia Narcisa part. 9

il Mer Set 12, 2018 2:55 pm
forza Narcissenoire, la strada è quella giusta!
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Re: Facciamo un pò di autoanalisi e analisi: la mia Narcisa part. 9

il Gio Set 13, 2018 9:58 am
... decisamente la strada giusta. Forza e coraggio.
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Re: Facciamo un pò di autoanalisi e analisi: la mia Narcisa part. 9

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